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In un periodo dominato in maniera sempre più prepotente, sempre più assillante, da un cinema fatto di urla, di esagerazioni, di recitazione scomposta e senza la minima traccia di mestiere, di trame che sanno di visto e rivisto e realizzazioni che cercano di nascondere il niente dietro a un movimento di macchina da presa sempre più sensazionalistico ed un montaggio per cui dovrebbero essere premiate delle macchine, e non delle persone, ho passato due ore della mia mattinata a godermi la visione di un film del 1952, che, stranamente, non avevo mai visto prima, cosa bizzarra, data la mia passione per il vecchio cinema e per alcuni dei nostri grandi attori del passato in particolare. Chi mi conosce, infatti, sa quanto io stimi ed adori i vecchi leoni dell'epoca in cui per calcare un palcoscenico bisognava saper recitare, e non solo urlare o mostrare le gambe ( per mantenerci ad un certo livello). Chi mi conosce ancora meglio, e sono pochi, ha poi anche idea della mia venerazione per una signora che si chiamava Titina De Filippo, e che probabilmente la maggior parte della nuova generazione non ha mai visto recitare, non avendo la benchè minima idea di quello che si perde!

Il film di stamattina era " Ragazze da marito", una commedia scritta da Eduardo De Filippo, e recitata da lui e dai fratelli, Titina, appunto, e Peppino. E già il fatto che sia stata scritta da Eduardo è garanzia di due cose : che sia scritta bene, e che le risate, i sorrisi che strapperà durante la visione saranno molto, ma molto bene amalgamati con una buona dose di amarezza. Ed infatti, così è.

La storia di un ragioniere che, per la prima volta dopo trent'anni di onesto lavoro, decide di scendere a compromessi con la propria coscienza pur di consentire all'ambiziosa consorte di portare le tre giovani figlie in vacanze a Capri, alla ricerca di facoltosi mariti che le strappino alla loro condizione sociale, è così vera e così semplice che sembra quasi di poter respirare la stessa aria, di poter percepire i pensieri stessi di Oreste Mazzillo, avvilito dalla disperazione delle sue bambine quanto dall'eterna insoddisfazione della moglie che, si scoprirà a fine film, è stata, a suo tempo, costretta a sposarlo da una madre ambiziosa quanto lo è diventata lei. Così come non si può non provare ammirazione per la figlia più piccola, Anna Maria, l'unica che abbia il coraggio di ribellarsi alla logica della ricerca spasmodica di un marito ricco, e che sarà, per questo, ricompensata con un lieto fine. Pena per Gina, che , eseguendo, invece, alla lettera, le istruzioni materne, si ritroverà incinta di un uomo sposato. E rabbia per Gabriella, che, pur di accalappiare il suo ricco industriale, accetterà di non vedere mai più il padre, che non si reca nemmeno al suo matrimonio, e che, per lei e le altre figlie, una volta scoperto, dovrà rinunciare anche al proprio lavoro.

E non storcano il naso i ventenni del 2000, pensando che storie come queste non si verifichino più! Perchè possono anche essere cambiate le dinamiche, e possono essere cambiati gli obbiettivi, ma l'ambizione, il desiderio spasmodico di riscatto sociale, la corsa al successo, le vittime e i carnefici, involontari e non, esistono ora come esistevano allora. E se le madri non brigano più perchè le figlie contraggano un buon matrimonio, sono dispostissime a fare insieme a loro file di ore pur di vederle partecipare al provino per un ambito posto di "letterotta", "paperella", "squinzietta" e chi più ne ha più ne metta. E se non è più per ordine della famiglia del neo marito che le giovani rinunciano ai rapporti con chi le ha messe al mondo e le ha cresciute, lo fanno però in nome del successo, della girandola della vita sociale che la famiglia non potrebbe comprendere, delle scelte che "sono solo loro"; come è giusto che sia, ma che troppo spesso non tengono in alcun conto la sofferenza che potrebbero causare.

Non sorridano i ragazzi di oggi, osservando scorrere immagini in bianco e nero... piuttosto provino un senso di rammarico e malinconia. Perchè attori come i fratelli De Filippo, adesso, non ne nascono più... ne al di qua ne al di la del mare... e per quanto il computer fossa fare passi da gigante, niente potrà mai sostituire il gesto disperato di una Titina che si porta la mano alla bocca per non gridare, o lo sguardo di un Eduardo che guarda piangere la figlia prediletta.

I film di questo genere non sono roboanti... non lasciano stupefatti, o senza fiato per la velocità e l'incalzare dell'azione... ma emozionano... e in un mondo in cui ormai si è abituati a vedere tutto... in cui si è "scafati" contro tutto, le emozioni, purtroppo, sono qualcosa di davvero raro e prezioso...

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