Broken Wings parte 4
06/06/2007 - 00:28
Disclaimer e note nella prima parte
Avrebbe dovuto mandarla via.
Essere il bastardo che era sempre stato ed allontanarla.
Seth guardava Kate esaminare le sue armi, con l’occhio clinico di una professionista, mentre lui allacciava la cintura porta paletti.
Avrebbe dovuto mandarla via, invece, si era ritrovato a passare una giornata intera con lei, seduto su un divano le cui molle gli avevano tatuato il culo, dopo esserci stato seduto sopra per ore, a chiacchierare…a parlare, solo per rendersi conto che aveva parlato maledettamente poco negli ultimi sei anni. Non che fosse stato logorroico prima, ma c’era sempre stato qualcuno…Richie, o un compagno di cella…o persino Jacob Fuller con cui parlare.
Dopo la notte al Titty Twister, era stato solo…o in compagnia di donne che non aveva certo scelto per conversare.
Nessuno sapeva di quello che faceva di notte…tranne gli ammazza vampiri ed erano persone, quelle, con le quali non amava parlare…avevano tutti storie strappalacrime alle spalle, si sentivano tutti dei crociati …ed erano generalmente troppo schizzati per fare conversazione.
Aveva parlato con Kate perché con lei non c’era stato bisogno di preamboli…lei era stata lì, con lui, quando tutto era cominciato.
Lei capiva il perché desse la caccia ai vampiri, capiva…perché provava le stesse cose.
Era cambiata Kate: l’acciaio in lei, una durezza che era stata solo accennata sei anni prima, era ora evidente nel suo modo di fare, di parlare, di muoversi.
Lo sguardo di Kate Fuller era freddo, ghiaccio puro sembrava brillarle nelle iridi nocciola, ma Seth aveva scorto fuoco dentro di lei, fuoco danzare nella piega delle sue labbra, dietro la spessa parete di ghiaccio dietro la quale si proteggeva.
Kate aveva parlato come un uomo, bevuto come un uomo, maneggiato armi come un uomo…mentre le sue labbra carnose, labbra che si era ritrovato a fissare, si erano piegate in sorriseti maliziosi o bronci.
Sei anni prima aveva provato ad essere nobile…aveva saputo che Kate gli si sarebbe gettata tra le braccia e sarebbe stato fottutamente sbagliato…aveva visto quel film, aveva letto il libro…sarebbe stato un disastro.
Ed, inoltre, quando si era allontanato in macchina, aveva pensato davvero di potersi gettare tutto alle spalle. Lui, Seth Gecko, non si sarebbe certo fatto cambiare la vita da un branco di succhiasangue del cazzo!
Lui, Seth Gecko, non si sarebbe portato dietro una ragazzina sconvolta, a ricordargli che ad El Rey doveva andarci con suo fratello…e suo fratello era morto…gli aveva ficcato un palo nel cuore e lo aveva visto esplodere.
Lui, Seth Gecko, non aveva avuto bisogno di nessuno…se l’era sempre cavata da solo.
Cazzate.
Tutte cazzate.
O, almeno, così pensava in quel momento…mentre ancora, però, si chiedeva perché non avesse mandato via Kate e perché si apprestassero a fare una ronda insieme.
E cosa sarebbe accaduto dopo la ronda? Kate Fuller non era più una ragazzina…e lui era ancora un uomo. E lui provava qualcosa per lei…probabilmente sin da quando gli aveva salvato il culo, nel cesso del suo camper, sei anni prima.
Sbuffò, ignorando l’occhiata incuriosita della ragazza, e decise di pensare a una cosa alla volta: prima avrebbero fatto fuori un po’ di vampiri e poi si sarebbe concentrato sul resto. Posto che uno dei succhiasangue non li uccidesse.
Seth non si illudeva di vivere per sempre, non gli interessava vivere per sempre…voleva solo andar via combattendo. Si domandò se anche per Kate valesse la stessa cosa.
“Hai già in mente dove andare?” Domandò qualche minuto dopo, mentre si avviavano alla porta.
Kate si strinse nelle spalle: “C’è un locale in periferia. Volevo ripulirlo prima di andarmene dalla città…”
“Quanti ne sono?” Domandò.
“Una ventina…” Rispose lei.
Seth ammiccò leggermente. Venti vampiri…più un numero imprecisato di casualità come avventori vampirizzati sul posto.
Sorrise: “Sembra divertente…sicura che siano vampiri?”
“No, Seth…sono psicopatici…psicopatici che si trasformano quando hanno fame…” Replicò lei con un mezzo sorriso.
<Erano vampiri!. Gli psicopatici non esplodono alla luce del sole, non me ne frega un cazzo di quanto pazzi siano! >
Sorrise, di nuovo, alle parole della ragazza e disse: “Diamo un’occhiata…non mi va di andare alla cieca…”
Kate si strinse nelle spalle, annuendo leggermente alle sue parole. Seth vide che si stava trattenendo dal parlare, probabilmente per sollevare obiezioni…aveva lavorato da sola per anni, e se la reputazione che si era fatta rispondeva alla verità – e non aveva motivo per dubitarne – quella non sarebbe stata la prima volta per lei, eppure, lasciò che prendesse lui il comando.
Come quella notte.
“Dopo aver dato un’occhiata” Disse, sorpreso dal tono gentile nella sua voce: “Faremo un bel po’ di baldoria…”
Kate lo guardò sorpresa, ma non commentò le sue parole.
Erano in strada, ormai, Seth le indicò la sua auto, una Ford che aveva visto di gran lunga giorni migliori e lei scosse la testa, entrandovi.
“Cosa?” Domandò una volta entrato in auto.
“Mi avevi detto di star tenendo il profilo basso…non immaginavo intendessi alla lettera…”
In un altro momento, un’altra epoca, avrebbe reagito con rabbia, forse, a quelle parole invece si ritrovò a sorridere.
Grandioso, in che cosa si stava trasformando?
O, meglio, in cosa si era trasformato, senza neanche rendersene conto?
Quello non era il momento, però, di pensare a stronzate sentimentali e psicoanalitiche. Doveva sgomberare la mente e farlo in fretta, anche. Non poteva permettersi distrazioni…non quando si apprestava ad uccidere vampiri…un bar pieno di vampiri.
Azzardò un’occhiata a Kate: il suo volto era serio, il ghiaccio nei suoi occhi spesso, la ragazza si voltò a guardarlo per un istante e Seth fu sorpreso nel realizzare che lei aveva probabilmente formulato i suoi stessi pensieri.
Vampiri da uccidere, prima.
Loro due, dopo.




